I MIEI PRIMI 32 ANNI DI SPORT….

La-persistenza-della-memoria-Salvador-Dali

Il mio primo ricordo sportivo è datato Primavera 1989, mi trovavo al porto di Cefalù con mio padre e alla radio senti urlare il radiocronista :”Matthaus, Inter in vantaggio”, era la punizione con cui il Panzer Tedesco trafiggeva la porta del Napoli e regalava il 13esimo scudetto all’Inter, quel giorno nacque anche la mia passione fanatica per i colori Neroazzurri, certe volte penso che quel giorno il destino mi salvò da un futuro infausto!

Frequentavo la scuola calcio agli ordini di Mister Cerrito, con la nostra squadra avevamo iniziato a partecipare ai primi tornei ANSPI, i tornei delle parrocchie, fino a diventarne nell’Estate del 1994, campioni d’Italia in quel di Caorle. Una scalata verso il successo.
Quella squadra era davvero fortissima, non c’era una vera e propria punta di diamante, la nostra forza era l’affiatamento, era lo spirito che ci legava, passare 10 anni della nostra vita tutti i giorni insieme a inseguire un sogno dietro un pallone, può portare a raggiungere traguardi che inizialmente sono quasi impossibili anche solo da immaginare.

Mi piace menzionarvi tutti, (o perlomeno quelli che ricordo…che gli altri possano scusarmi), Giuseppe Badagliacca o Giuseppe Catalfamo in porta, Marco Cerrito, Marco Faraone, Giuseppe Glorioso (DGM), Giuseppe Glorioso (Pecorella), Danilo Cerrito, Peppe Cammarata (che era il più piccolo di tutti), Domenico Zangara, Federico Solaro, Salvatore Mirenda, e ce ne saranno altri che non ricordo sinceramente.
Negli anni di Cefalù ho avuto tanti altri compagni, ma questa era la compagine originale, quella di Caorle, quella della maglietta con il Winner Algida impresso nel petto 🙂

Sono sempre stato un centrocampista, uno di quelli che menava, mi “odiavano” tutti, compagni e avversarsi perchè in campo non sono mai stato “gentile”, un “odio”, che nel tempo si è trasformato in rispetto. Sono sempre stato un ribelle, uno fuori dalle regole, forse era proprio questa la mia forza, riuscire in qualsiasi modo a farmi notare, ho sempre avuto questo pensiero, :”Nel bene o nel male l’importante è che si parli di me”.

La mia “carriera Calcistica” cambiò nell’Inverno del 1999 quando l’allenatore del Palermo (Mister Carollo) mi notò e mi volle con se tra gli Allievi Nazionali del Palermo.
Ricordo che il provino decisivo fu a Capaci, a pochissimi metri dal luogo in cui avvenne la “strage di Capaci”,il campo infatti si trova proprio sotto quel tratto di autostrada.
Fu una partita eccezionale per me, i miei nuovi compagni mi “odiavano” già tutti prima di mettere piede nello spogliatoio, ma quello che contava era che l’allenatore con il suo staff si accorsero che se ero in campo la mia presenza si sentiva, nel Calcio non conta essere simpatico, in campo non conta avere un bel sorriso, la partita è una guerra, una guerra sportiva, ma pur sempre una guerra”, conta essere efficaci, conta fare la differenza in qualsiasi modo.
Mi accolsero tutti benissimo, per me era comunque un gran cambiamento, dal paese alla Città, dai campionati Regionali ai campionati Nazionali. Non fu per niente facile e infatti dopo due anni le nostre strade si divisero. Purtroppo il Calcio professionistico è cosi, se non riesci a sfondare subito è difficile che passi un secondo treno.
Dopo una breve esperienza a Legnano tornai in Sicilia in serie D, avevo 19 anni, ormai comunque era finita e lo sapevo. Ancora oggi mi mangio le mani per quel che sarebbe potuto essere ma non è stato.

Io e la corsa invece,ci siamo conosciuti nell’Estate del 2002, venti minuti al giorno durante quell’Estate e qualche corsetta sporadica durante l’Inverno intervallata da noiose sedute di Palestra e avvincenti tornei di Calcetto.

La corsa, quella “vera” è iniziata quasi per scherzo insieme al mio amico Simone Castiglia in una Domenica d’Ottobre del 2007, da neofita assoluto partecipai alla “PalermosuperMarathon”, che partiva da Piazza Valdesi a Mondello, una mezza maratona chiusa in 1h34 senza neanche sapere cosa significasse “mezza maratona” almeno fino al giorno prima.

Dopo 6 mesi fu subito Maratona, Roma 2008, 3h5m, la mia prima Maratona, corsa senza sapere cosa significasse realmente il termine “Maratona”, ricordo che nei successivi tre giorni per riuscire a camminare avevo quasi bisogno di un supporto dai forti dolori muscolari.

Il 7 Giugno del 2008 in un incidente riportai la frattura del perone della gamba destra, dopo 57giorni di immobilità fisica (e mentale) e due mesi di riabilitazione, a fine Settembre tornai a correre e da quel giorno non mi sono mai più fermato.

Ho messo “dentro” una quindicina di Maratone tra Italia ed Europa, con un personale di 2:54m
Le mezze non le conto più ormai, anche perchè sono diventate solo uno “strumento d’allenamento”, ma ciò che ha cambiato realmente il mio rapporto con la corsa è stato l’incontro con il Trail.

Da li in avanti tutto è cambiato, ho giurato a me stesso che prima di diventare troppo vecchio preparerò come si deve un’altra Maratona per ritoccare il mio personale, ma in questo momento tutte le mie energie sportive sono indirizzate verso una disciplina in particolare, gli “UltraTrail”, del resto non me ne frega nulla.

Amo sfidare me stesso e portare corpo e mente all’estremo, in specialità come le Ultra, questo è possibile, oltre che con le gambe, oltre che con il fisico, si corre anche con la testa. Amo esplorare quelle parti del mio “essere” che mai in nessun altra maniera potrei “incontrare” o “conoscere” se non mettendomi alla prova in situazione del genere, correre anche fino a 20h in solitudine, portando corpo e mente all’estremo, stabilendo un filo diretto con la propria “anima” e con il proprio “essere”. E’ una sensazione fantastica, dopo che la provi una volta hai bisogno di riprovarla è una droga, crea dipendenza. Io l’ho provata due volte, in maniera più soft durante l’EtnaTrail dello scorso Agosto per un periodo di tempo limitato, quello che è intercorso tra la salita verso il cratere centrale e la discesa sul costone del Vulcano, vissuta in modo molto più intensa durante l’UtraTrail del Lago d’Orta ad Ottobre, 95km e 14:24m di solo “Francesco Cesare”. Magari è impossibile da spiegare a parole, ma invito tutti i miei amici Runners a provare un’esperienza del genere.

Adesso sono in preparazione dell’UltraTrail del lago di Annecy in Francia, dove parteciperò inseme ai miei carissimi amici di vita (prima di tutto), Lara, Roby e Pippo.
Chi mi conosce sa che sto prendendo parte a più Maratone e Trail possibili, più km metto nel motore e più abitudine alla condizione e alla sofferenza della gara metto “dentro” e più preparato sarò sia fisicamente che mentalmente ad una competizioni del genere, ma niente è paragonabile (sportivamente parlando) alla gioia di tagliare il traguardo, niente è paragonabile alle sensazioni che si vivono durante la gara, “percezioni” che si devono vivere, che non è facile “spiegare” perchè è tutto ciò che va oltre la “percezione quotidiana” che abbiamo della vita e di noi stessi.

In linea di massima i “miei primi 32 anni di sport” sono questi, ovviamente ho tracciato una linea “generale” per dare l’idea di come mi sia mosso in questo fantastico mondo, in questa fantastica dimensione che è una delle parti fondamentali della mia vita che prende il nome di SPORT. Non c’è Francesco Cesare senza Sport, non c’è Sport senza Francesco Cesare.

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