MONTE PELLEGRINO GIOIE E DOLORI…..

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Se dovessi scommettere un solo euro alla vigilia di una gara di 16 Km, difficilmente quell’euro lo scommetterei su di me..
Ma come ho più volte sostenuto anche in post precedenti, quanto è determinante la “testa” nello Sport non è forse importante neanche la più impegnativa delle ripetute.

Io questa gara sapevo di averla già vinta ancora prima di correrla (qualora non si fossero verificati eventi fuori dal mio controllo, quali un infortunio, una brutta caduta..), non era presunzione (che chi mi conosce sa benissimo non appartenermi), era consapevolezza figlia della determinazione, della cattiveria agonistica che ho sentito attraversami le vene nei giorni precedenti a Domenica.

A chi mi era vicino l’avevo anche confessato senza mezzi termini..”Domenica vincerò”

Come sempre la notte prima di una gara è insonne, chi è agonista lo sa c’è quella tensione che ti “si gira e rigira” nello stomaco che è anche la linfa di cui abbiamo bisogno per andare avanti altrimenti la domenica mattina potremmo passarla tranquillamente a letto.

E’ la gara di casa e non posso non puntare alla vittoria, tra l’altro, mancando Cuttaia, che in questa gara è difficile da mettere dietro, so perfettamente che con gli altri me la posso giocare alla pari vendendo cara la pelle.

Prima della partenza e durante la gara penso di essere la persona più antipatica da incrociare, parlo poco, sorrido poco e sto più tempo possibile per i fatti miei, cercando di circondarmi solo delle persone a me più “vicine”, con loro sono più o meno sempre il solito Ciccio.

Potete anche pensare ciò che volete di me, sicuramente stiamo parlando di “agonismo amatoriale” (che poi nelle prime posizioni tanto amatoriale non è) ma io non mi rompo il sedere ogni giorno per venire a fare la scampagnata tra i boschi la domenica.
Io vivo di competizione ed agonismo, mi piace sentire il respiro del mio avversario alle spalle, mi piace far sentire il mio di respiro, il mio passo, la mia presenza a chi mi precede.
Sono “un animale da gara”, siete tutti miei avversari a partire dallo start fino al traguardo, poi una volta terminata la gara finisce tutto, ma “durante”, non ho pietà per nessuno (sportivamente parlando ovviamente).

Ho fatto questa premessa perchè troppe volte sento critiche verso chi interpreta lo sport, la competizione con questo spirito, ma io non ho problemi a ribadirlo anche a voce alta che per me è cosi, chi mi “ama mi ama” a chi “sto sulle balle, sto sulle balle”, non è un mio problema, ho una sola faccia un solo pensiero e vado avanti. Sono cosi come mi vedete e come mi sentite, rispettoso sempre di tutto e di tutti, ma determinato in ciò che sostengo.
Questi sono i pro ed i contro di essere come sono io.

Quando ci vuole ci vuole..

Torniamo alla gara che è argomento molto più divertente.

Conoscendo bene il percorso parto a razzo per evitare di restare imbottigliato alla “valle del porco”,
arriviamo ai piedi della temutissima insenatura in quattro, insieme a me ci sono Camarda, Cardillo e Paladino.
La salita è tremenda ma non si può mollare un centimetro, arriviamo su fino al Santuario praticamente in fila indiana, non conosco bene Cardillo, durante tutta la scalata ripeto tra me e me :”ma chi caxxo è questo che mi rompe le scatole senza farmi respirare”, quando poi scendendo a tutta velocità giù per la scala vecchia, non vedendolo più dietro penso, :”uno in meno”, cerco di aumentare il ritmo per dargli una bella botta psicologica e penso di riuscirci.

Vicino a me c’è Camarda, con il quale tante volte ho trascorso lunghi tratti di gare durante la passata stagione, accetto la condivisione di quei chilometri anche perchè ne conosco la forza ed è meglio non stimolare “il cane che dorme”.

Inizia la seconda salita, dura, lunga ed intensa, soffro come un cane, Paladino adesso è qui attaccato al mio collo ma non passa, questo mi rende nervoso, Camarda è più staccato ma con un progressivo incremento di ritmo ci raggiunge e alle antenne arriviamo di nuovo uno accanto all’altro.
Si scende un single track breve ma impegnativo, non voglio cadere e quindi mi metto in terza posizione cosi da non avere nessuno dietro che mi stressa, una volta entrati nel boschetto cambio ritmo in maniera incisiva, Camarda si stacca ma Paladino è sempre qui attaccato al mio collo ancora una volta, non passa si attacca a me come un ape sul miele, :”non c’e’ problema “amico mio” vai cosi, ci vediamo all’arrivo, tranquillo”, penso tra me e me.

“Variante Viller”, un gruppetto del walktrail ci si prospetta davanti, forse un po’ confuso, uno di loro si pianta davanti a me, per circa 20mt proseguiamo io attaccato alle sue spalle lui inerte trasportato dal peso del mio corpo a sua volta spinto dalla forza d’inerzia di una folle corsa in discesa.

Per fortuna a parte qualche “gentile” scambio di battute nessuno si fa male.

Ultimo km tra gli stretti sentieri del parco della Favorita ed ecco arrivare la pietra che non puoi vedere con successiva caduta, ma non posso perdere un attimo perchè Paladino è sempre qui come un impiegato di equitalia che mi segue fino a casa.

Ultima curva, sento il suo passo in progressione tanto forte da poterne percepire perfettamente la direzione, è uno stradista e si prepara alla volata ma non sono cosi cretino da farmi fregare negli ultimi 200mt, mi sposto leggermente a sinistra e lo stringo giusto quella frazione di secondo che gli fa perdere quel mezzo passo decisivo per me, per la mia vittoria.

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Ho dato l’anima e volevo vincere, volevo vincere, l’avevo detto, l avevo sentivo, lo sapevo ed alla fine ho vinto.

L’agonismo è questo, questo è lo sport che piace a me, al limite del rispetto delle regole ma senza esclusione di colpi.

Finita la gara una stretta di mano con Paladino, tutto va a posto, è un agonista, avrebbe fatto lo stesso, lo sa, lo capisce e finisce li. Sono le regole non scritte ma che tra veri sportivi conosciamo benissimo.

Ora posso concedere “sorrisi e parola” a chiunque 😉

Sono felice anche perchè vedo arrivare il mio grande Amico Roberto Magnisi in ottima posizione, per tanto tempo è stato costretto da un infortunio a stare fuori, capisco la sua sofferenza e leggo la soddisfazione nel suo sguardo.
Ma sono anche triste per Lara (la mia migliore Amica / nonché moglie di Roby) che oggi è assente a causa dell’influenza e che avrei avuto piacere di abbracciare al suo arrivo, come al Lago D’Orta dove dopo 14h25m di gara e 95 km è stata la prima persona che ho stretto a me.

Sono felice perchè al traguardo c’e’ Andrea Giudice che corre ad abbracciarmi con gli occhi sinceramente felici come solo gli uomini veri riescono a manifestare.
Sono felice perchè c’e’ anche il mio caro Amico :“Il Dottore”: ,come lo chiamo da sempre, ma che in realtà si chiama Francesco come me, insieme ad Andrea è uno dei miei due “sponsor”, io li chiamo più semplicemente “Amici” che credono in Francesco Cesare come persona prima che come Atleta.
E’ li nel suo stand con i suoi integratori, catapultato in questo nuovo mondo che non conosceva ma che ha scoperto apprezzare e che è riuscito ad entusiasmarlo.
“PER CORRERE” / “PARAFARMCIA DON BOSCO” , più che sponsor, AMICI, merce rara al giorno d’oggi.

C’è un pensiero che sento di esprimere prima di passare ai saluti
Nino Camarda e Gioacchino Maniscalco

Entrambi volti noti a tutti nel mondo Trail, entrambi sempre presenti ad ogni gara che sono stati penalizzati di dieci minuti perchè il numero del pettorale non era perfettamente visibile al momento del loro arrivo.
Ci sono le regole ed è giusto che vadano rispettate, c’e’ anche il “buon senso” che è giusto vada applicato.

Sarebbe bastato un minimo di buon senso, un minimo.

Non stiamo parlando di tagli di percorso, non stiamo parlando di non passaggio ai controlli, non stiamo parlando di non rispetto della natura, non stiamo parlando di comportamento antisportivo.

I giudici FIDAL (coloro i quali hanno preso questa decisione), o sono sempre presenti ad ogni gara o non sono mai presenti.

Non ha senso che tre volte ci sono e quindici volte non ci sono, che coerenza è ?
O il regolamento si applica sempre, si applica scrupolosamente (in tutti i suoi punti), oppure visto che non siamo sotto regime Nazista (a meno che non mi sia perso qualche colpo di stato) basterebbe utilizzare un po’ di buon senso, basterebbe “parlarsi/ascoltarsi/confrontarsi..) uniti tutti insieme per migliorare il Mondo Trail, un mondo in grande crescita nel nostro territorio.

Di questa crescita da Atleta, da appassionato, devo dire grazie a persone come ALDO SIRAGUSA, patron del circuito che con tanti sforzi e passione porta avanti da anni il Trail in Sicilia, che apprezzo, che ammiro, ma che come ho avuto anche modo dirti personalmente, :”impara ad ascoltarci, non essere intransigente, confrontiamoci”, ne va del bene di tutti.
Non è questione di questa “squalifica” in se è per se, che è stata solo una goccia che rischia di rompere il giocattolo, sei il giocattolo si rompe, perdiamo tutti, tutti.

Dico grazie a soggetti “catalizzatori e grandi appassionati” come “GIUSEPPE CUTTAIA, CARMELO SANTORO, ENZO LA SCALA”, la storia del Trail in Sicilia, coloro che con passione, con sentimento hanno fatto da rifermento a tanti ragazzi come me, hanno avvicinato tante persone al Trail e continuano a farlo ogni giorno.

Non posso dire Grazie a LUISA BALSAMO E MI DISPIACE, anche lei potrebbe rappresentare una di queste figure perchè sicuramente la storia del Trail in Sicilia inizia anche con lei, ma ti sei eclissata dal nostro mondo, non ti si vede più, non ti sente più, salvo poi vederti apparire attraverso social network pronta a polemizzare alla minima occasione, questo permettimi ma non è corretto.
O una “cosa” si vive sempre oppure si rimane al proprio posto dove si è deciso di stare e non ci si erge sul trono alla prima occasione dal nulla.
Torna a vivere il Trail in Sicilia in mezzo a noi, penso sarebbe solo un piacere per tutti.

Saranno anche scomode le mie parole ma è ciò che penso, non mi schiero con nessuno, non difendo nessuno.
Mi schiero dalla parte del Trail.
Mi schiero perchè si possa organizzare “una tavola” con Aldo, Giuseppe,Carmelo, Enzo, Luisa e con chi ne voglia fare parte per remare tutti insieme nella stessa direzione.

Nel suo piccolo questa querelle è lo specchio della nostra amata, splendida e martoriata Isola, il dato di fatto veramente grave, veramente triste è che a martoriarla siamo noi stessi, noi stessi che dovremmo valorizzarla e farla “rendere” per quello che merita, tutti insieme, al posto di pensare ognuno al nostro piccolo orto.

BUON TRAIL A TUTTI

FRANCESCO

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