THE ABBOTSWAY ULTRA TRAIL

Avete presente cosa significhi essere presente nella start list di un Ultratrail di 125km e non saperlo ??

Sicuramente No!

Benissimo, questo è ciò che (positivamente) è accaduto a me.

Tutto nasce dalla preoccupazione di Ketty riguardo la mia salute mentale dopo il rinvio di due gare a cui avrei dovuto partecipare e alla contemporanea partecipazione dei miei storici compagni di viaggio (Lara e Roberto) alla “The Abbots way”,un Ultratrail di 125km che si tiene ogni anno sull’Appennino Tosco-Emiliano.

Detto fatto e mi ritrovo con questo bel regalo.. essendo un soggetto fuori dalla norma ricevo massacri lunghi 125km piuttosto che un paio di jeans..
Ma a me va benissimo cosi, i jeans posso solo indossarli, 125km invece posso viverli che è molto più coinvolgente ed eccitante !

Non vi nascondo che per qualche istante ho pensato che volesse liberarsi definitivamente di me 🙂

Organizzare e mettere a fuoco una gara cosi lunga in poco più di una settimana non è facile, non tanto fisicamente ma quanto mentalmente.

Fino a 3 giorni prima non avevo ancora inquadrato bene la situazione, poi piano piano tra la visione delle altimetrie, dei ristori, la scelta degli integratori e dell’equipaggiamento sono riuscito a capire meglio a cosa stavo andando incontro.

Non avevo mai superato il muro dei 100km .. qui me ne aspettavano 125!

A livello fisico non pensavo di essere ancora pronto a tale distanza (intesa da correre a livello agonistico e non a “passeggiare”) infatti i dubbi e le paure erano parecchi, tanto che non ero mai stato cosi ansioso prima di una gara.
Però, penso e sono convinto che sia proprio la paura a permetterci di affrontare al meglio e superare ogni ostacolo.

Giovedi 21 Aprile ci mettiamo in macchina con Lara e Roby direzione Messina ed è li che inizia il viaggio!
E’ come quando sali sull’aereo, ormai sei dentro, è decollato devi solo aspettare e sperare che atterri 🙂

Sulla strada che ci porta a Bobbio ( paesino dell’Appennino Emiliano da cui parte la gara) ammiriamo il verde e la quiete di queste montagne, mi sembrano più dolci e gentili rispetto all’aggressività che mi trasmettono le Alpi.

Come mio solito anche questa volta dimentico qualcosa a casa, il forziere con tutti gli integratori!
Che sciagura.
Fortunatamente i miei cari amici ne hanno presi a chili, tra i loro e quelli che lo gentilissimo staff della gara mi passa sono a posto, posso affrontare con tranquillità la via degli Abati!

La temperatura è abbastanza mite, l’unico incubo più che i chilometri sono le condizioni meteo, è prevista pioggia per il 90% dell’intera giornata!

Dopo un abbondante zuppiera di pasta in bianco ritorniamo nelle nostre camere per sistemare zaini e quant’altro ci servirà l’indomani, la scelta dei vestiti, la scelta di cosa sistemare in ogni tasca dello zaino e tante altre piccole cose sono tutti particolari che in gara dopo ore e ore di stare sulle gambe possono fare la differenza, non tanto a livello fisico ma più che altro mentalmente, trovare immediatamente tutto quello di cui si ha bisogno (senza lo stress di pensare dove ho messo quella bustina o dove sono i guanti) è fondamentale per mantenere l’equilibrio, la concentrazione e non innervosirsi.
Il fattore psicologico in impegni del genere è per me importantissimo quanto l’essersi allenato bene e nel modo giusto.

La testa come ripeto sempre è al centro di tutto!

Nelle ore precedenti la gara riesco a dormire al massimo tre e ore, tra le 00.30 e le 3.30 ora della sveglia, l’ansia e la tensione sono a livello della crisi alla Baia dei porci a Cuba!

Siamo tutti svegli in casa, giriamo per casa in maniera frenetica ognuno impegnato nei rituali maniaci del pre-gara aspettando che la colazione sia pronta!

Sono le 5.50 è l’ora di uscire, lasciamo la sacca del cambio per la base vita del 60esimo km, lo zaino da trovare in nottata all’arrivo e via si parte ragazzi!

The Abbots way è già in corso!

Come spesso mi capita dei primi 30km ho solo vaghi ricordi, sono troppo stonato la mattina cosi presto, corro quasi per inerzia e cerco di calarmi mentalmente e fisicamente in gara.

Capisco di occupare una posizione intorno alla decima, Roberto è più avanti rispetto a me, lo vedo di rado in cima a delle salite ma sento le gambe vuote e pesanti.
La testa è sempre alle condizioni meteo, spero con tutto me stesso che non piova, tutto sommato nonostante la nuvolosità non vedo comunque minaccia di precipitazioni almeno nell’immediato.

Inizio a fare i primi calcoli, voglio passare sotto le 8h a Bardi, la base vita di metà gara.
Il primo vero grosso traguardo (tra i tanti che mi creo ogni 15km) è Bardi.

Alla prima base vita (Farini, 30km) inizia la mia gara, un veloce ristoro e via verso la prima vera vetta (Monte Lama 50esimo km), una salita di venti chilometri che mi esalta, io amo le salite quanto odio le discese quindi alla fine tutto si compensa.

In questo lungo tratto prendo Roby e altri ragazzi che erano davanti, conosciamo un simpatico ragazzo Pisano che torturo per tutti e venti i chilometri di salita, perchè svagarsi un attimo (mantenendo cmq la testa ben salda sul percorso) è fondamentale per alleggerire fisicamente e mentalmente lo sforzo.

Mi sento bene, prendo ogni ora integratori come da programma e vado (ogni tanto quando posso mando una foto a Ketty, alla mia unità di crisi capitanata da MaurOne Genovese e a mia madre, tenendoli aggiornati sulla situazione gara), nel mentre in ben che non si dica siamo in vetta.
Ci attende una leggera nebbia che nulla ha a che fare con quella che mi aspetterà appena dodici ore dopo sull’ultimo crinale della gara.

Siamo al 50 esimo km da qui dieci km in discesa (che odio) ci porteranno alla seconda base vita quella di Bardi.

Sono abbondantemente sotto le 8h e mi trovo al nono posto assoluto.
Scendendo iniziano i primi veri problemi, la zona è molto umida e i fanghi sono a vendere, cado tre volte, l’ultima in maniera un po’ più pesante mi fa sprofondare nel fango fino alla vita.
Ciò che mi innervosisce maggiormente è che l’orologio sommerso dal fango mi impedisce di vedere i km e quindi corro alla cieca, una cosa che odio! A pelle so che mancano circa 4km a Bardi, non nego che il nervoso era arrivato a livelli importanti.

Finalmente mi appare davanti Bardi!
Il primo appuntamento è con una fontana dove mi ripulisco dal fango almeno in viso, nelle braccia e negli strumenti che mi sono fondamentali per continuare.

In questo punto vita c’è la possibilità di cambiarsi, non ci penso minimamente, sono a 7h20 sto andando alla grande, mangio velocemente (molto parmigiano e pane perchè inizio ad avere bisogno del salato) e riparto.

Chiamo Ketty, MaurOne e mia madre.

Per il resto del mondo è l’ora di pranzo, per me è metà gara.

I 15km che dividono Bardi dal 75esimo km sono i più terribili!

Due devastanti salite e un’alternanza nervosa di sali e scendi mettono a dura prova gambe e testa, ma resisto, io non mollo mai.

Arrivo al 75esimo km che ho un bisogno di mangiare incredibile, dopo un certo numero di ore hai bisogno di mangiare che è molto diverso dal voler mangiare. Solo quando metti il corpo in situazioni estreme si comprende la differenza tra (voglia e bisogno).

Giunti al ristoro mangio in maniera nervosa, ma più metto dentro roba più mi sento bene.
Capisco che da qui in avanti sarà cosi, quello che mangi lo utilizzi ad ogni passo, ci sono già passato sul lago d’Orta e sono pronto ad affrontare questa situazione.

Si punta alla terza base vita 92esimo km (Borgo val diTaro) , in questo tratto corro con la seconda assoluta in classifica e con Michele un trail runner Toscano (con cui staremo insieme fino alla fine in pratica)

Questo tratto lo affronto meglio mi sono ripreso e per diversi chilometri di salita tiro il gruppo, poi una volta ripresa la discesa mi accodo e seguo il loro passo. Facciamo l’elastico e ci aiutiamo a vicenda.

Arriviamo al ristoro dell’85esimo km e sono di nuovo in crisi ho bisogno di mangiare, pane e formaggio a volontà e di nuovo mi riprendo alla grande!

Arriviamo a Borgo val di Taro km 93.

Nel mentre ci siamo beccati un leggero acquazzone che non è nulla rispetto alle drammatiche previsioni del giorno precedente!!

Chiamo di nuovo Ketty e MaurOne (che nel mentre sul mio profilo FB) aggiorna tutti sulla gara e inizio la salita che ci porta al 100esimo km.

100Km in 12h, è perfetto, vado alla grande oltre le mie aspettative (finire entro le venti ore alla mia prima esperienza cosi lunga), facendo un calcolo veloce impiegando altre 4h per i successivi 25km dovrei chiudere in circa 16h30.

Ma ovviamente in un Ultratrail i calcoli lasciano il tempo che trovano.

Inizia una lunga crisi (che a tratti passava per limitati periodi di tempo) in cui anche in discesa dovevo camminare non avendo più le forze.

L’ultima vetta è fredda molto fredda, la frontale accesa illumina la nebbia che ci permette di vedere appena davanti i nostri piedi, si deve stare attenti perchè ai nostri lati c’è il vuoto e corriamo su un sentiero stretto fatto di roccia e rovi.

Più o meno siamo al 105esimo km è qui che inizia la discesa ma manca purtroppo il ristoro perchè la gara più lunga di 3km allontana i ristori, ne mancano 5 di chilometri al prossimo è per me in quelle condizioni è un inferno.

Sono costretto a mangiare una barretta ( nonostante una profonda nausea da integratore) e riesco a tirare avanti fino al 115esimo km ultimo ristoro dove purtroppo non trovo nulla di salato ed è un bel problema per me. Vado avanti ovviamente, sono ancora in tempo per fare il tempone e mi ritrovo al decimo posto.

Gli ultimi dieci km a cui evidentemente non ero ancora pronto sono un agonia di quasi un ora e mezza, subisco due sorpassi ma non riesco a reagire. I dolori muscolari, la stanchezza, la spossatezza sono ormai devastanti, ma nonostante tutto non mollo un millimetro e continuo correndo fino al traguardo di Pontremoli.

L’ultimo tratto ti mostra le luci di Pontremoli proprio sotto il tuo naso, ma piuttosto che avvicinarsi per un gioco mentale sembrano allontanarsi, il traguardo non arriva mai, il limite tra la gioia del traguardo e la sofferenza fisica è sottilissimo!

Arrivato, 18h18m, 12esimo posto assoluto, sono le 00.18 di Domenica 24 Aprile.
Chiamo Ketty, mia madre e avverto i ragazzi che mi seguono da Palermo.

Non sono soddisfatto perchè negli ultimi 20km ho perso due ore e due posizioni, devo lavorare su questo in vista della LUT.

Chiudere una 128km di Ultratrail in 18h18m è un ottimo tempo, ma io so che potevo fare almeno un’ora in meno se fossi stato più preparato e pronto, lavoreremo per far si che ciò accada 🙂

A fine gara patisco il freddo in maniera impressionante e ho difficoltà anche a camminare, mi faccio lasciare in palestra per una doccia calda e per riprendermi.
Sono in pensiero per Lara e Roby perchè in piena notte inizia a piovere, so che sono insieme ma mi farebbe piacere poterli sentire e incoraggiare.

Riuscire a spogliarsi e lavarsi in quelle condizioni è altrettanto un impresa, ci metto quasi due ore per fare il tutto, di cui una buona mezz’ora passata attaccato al phon!

Torno sul traguardo proprio mentre vedo arrivare Lara e Roberto, sono stanchi ma stanno bene, scappano subito in palestra a riprendersi.

Io mi fermo al ristoro, mangio e mi riprendo un po’, sono le 4 del mattino e tra due ore abbiamo il treno che ci riporterà in aereoporto.

Porto da mangiare ai miei amici e ci riposiamo un attimo in palestra insieme agli altri reduci che piano piano arrivano.

Sono le 7.30 e senza neanche rendercene conto siamo sul treno che ci porta a Genova verso il nostro aereo.

In 48h abbiamo dormito 3 ore e fatto una gara di 128km, macchine da guerra.
Adesso ci aspetta il viaggio di ritorno e poi una mega cena a base di focaccia Messinese!

La prossima avventura è già alle porte mancano meno di due mesi, LAVAREDO ULTRA TRAIL..
“The Abbots way” è stato per noi come un riscaldamento prima della LUT!

Keep Trail
Alla prossima

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