TRA LA PIZZUTA DENTRO LA PIZZUTA DOPO LA PIZZUTA

Domenica mattina intorno alle 6.30 quando mi sono svegliato un pensiero mi frullava per la testa..

“Minchia che palle alzarsi per correre..ma chi me lo fa fare….”

Subito mi sei venuto in mente tu, caro Nino Camarda e con un balzo fulmineo (come quando hai un cerotto e non lo vuoi staccare, allora lo prendi e lo strappi con con colpo secco) sono saltato fuori dal letto.

Arrivati a Piana come sempre l’accoglienza della gente è davvero calorosa, tutti molto gentili e disponibili nei confronti di questi “pazzi” che per una mattina bloccheranno le vie del paese e che si apprestano a salire su quella montagna avvolta dalla nebbia.

Quattro chiacchiere con gli amici e i classici riti pre gara mi portano sulla linea di partenza, nessuno crede che correrò con il freno a mano tirato, te l’avevo detto Nino, “Vai tranquillo non posso rischiare”.

Ma nessuno mi crede mai, pensate che sono un paraculo.

Effettivamente non avete tutti i torti, ogni tanto sono un po’ paraculo.

Dopo la prima bestiale salita di due chilometri mi ritrovo in gruppo con Nino Terrasi e Greg, il percorso della Pizzuta è uno dei più tecnici e spigolosi del circuito, pietre, massi, spuntoni e buche lo fanno da padrone (questo è il bello del trail) e per uno come me che deve cercare di uscirne indenne ogni passo in avanti è un pericolo scampato.

Nino ed il gruppo di testa hanno preso vantaggio e parlando con i miei compagni di viaggio metto subito in chiaro le cose :“Per me si possono rompere le gambe tra di loro, io non li vado a prendere se volete passare..prego passate”.

Gregorio ogni 50mt prende una pietra e cade, io e Nino gli diciamo continuamente :“Stai accura alza le gambe, guarda per terra…”, ma lui senza freni si lancia come un disperato ed ogni “due e tre” è a terra.

Io stavo morendo dalle risate, non ce la facevo più.

Poi in una discesa mi sfreccia sulla sinistra e gli urlo ancora una volta :”accura guarda la strada”, passano 200mt e inizia una salita dove scorgo la maglia arancione di Nino, Greg non lo vedo più e tra me e me pensavo “Minchia se n’è andato..”

In effetti se n’era andato veramente, ma dalla strada sbagliata!

La bravura nel Trail sta nel saper essere veloci e lucidi nello stempo, avere l’attenzione di seguire con la coda dell’occhio la fettuccia ed il percorso, altrimenti chiunque potrebbe fare trail e lanciarsi in discese a velocità disperate.

Il caro Greg ha sbagliato, preso dalla foga agonistica ha perso il barlume della ragione, a fine gara abbiamo saputo di cavalli che lo inseguivano e di un suo ritorno a Piana non sulle proprie gambe ma sul sedile di una macchina che lo aveva raccolto per strada (dov’era sconfinato il buon Gregorio), che gentilmente lo ha riportato indietro.

Greg spero ti serva da “lezione”, non ci può essere sempre qualcuno che ti indica la strada 😉

La gara prosegue tranquilla fino a quando nell’ultima salita prendo in pieno un masso con il piede destro e volo per terra.

Le mie imprecazioni si saranno sentite fino alla favorita, non per la caduta, ma per quella maledetta pietra che mi ha distrutto un dito.

L’ultima discesa infatti è un incubo, un misto tra dolore e voglia di andare più veloce per arrivare e strapparmi la scarpa dal piede.

Finalmente arriviamo e all’arrivo comunque il sorriso non manca mai.

Il percorso della Pizzuta affrontato in condizioni mentali “libere” è molto bello perchè a mio modo di vedere le cose è Trail per l’ 80%, quindi come piace a me, c’e’ quel mix tra pericolo ed incoscienza che sono manna dal cielo per chi ama correre questo tipo di gare.

Come sempre a Piana mi sento a casa, il paese sa vivere l’evento, la gente ti guarda con rispetto e non ti schernisce come avviene un po’ dappertutto.

Anche se il buon senso diceva di restarmene a casa, Domenica ho messo al primo posto il rispetto per il prossimo, il riconoscimento verso Nino Camarda, una delle persone più genuine e buone che abbia mai incontrato finora in campo sportivo.

Meglio un piede ammaccato e qualche taglio, ma essere comunque riuscito a mettere in primo piano “il lato umano” e rendere onore a Nino qui a casa sua.

Ci vediamo l’anno prossimo

Ciao Piana 😉

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