UN FANTASMA SULL’ETNA

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Quando l’Etna chiama rispondo sempre presente ..

Dire che sulla linea di partenza c’era il “fantasma” di Francesco Cesare è già esagerare, dopo la Pizzuta, Annecy, l’Ecomaratona, la 0-3000, per chiudere il filotto ho voluto inserire anche l’Etnatrail e nonostante la sofferenza ne è valsa la pena.

Non avevo mai corso sul versante Sud del vulcano, era un’occasione irrinunciabile e non me la sono lasciata scappare.
Etna sud è diversa da Etna nord, qui il colore dominante è il nero, qui le pareti non hanno pietà, qui c’e’ da morire.

Più che Ecotrail penso trattasi di Sky race

I primi 15km sono a dir poco devastanti, la prima salita infinita che dal rifugio Sapienza porta a quasi 3000mt è quanto di più duro le mie gambe abbiamo mai percorso, la discesa in picchiata tra sabbia vulcanica e letti di fiume con annessa pietraia è qualcosa che ti segna i muscoli in maniera indelebile.

Il resto della gara è invece molto più semplice, si corre un Ecomaratona alla fine dei conti.

Alle 6.15 mi ritrovo con Pippo, Lara, Roby, Marcello e Umberto al casello di Taormina, loro sono belli carichi, io sento già le gambe molle che mi dicono “sei un pezzo di m…..”

Si, oltre che con le scarpe..parlo anche con le gambe, o meglio perora sono loro che parlano a me, io faccio finta di non sentirle perchè non avrei di che replicare.

L’aria in quota è abbastanza fresca, non sono sereno perchè so che per me sarà una sofferenza dal primo all’ultimo metro, già durante il riscaldamento ho conferma di quanto sono fisicamente k.o.

Ho cercato di passeggiare sui Silvestri in compagnia della musica per raggiungere un livello di consapevolezza (circa quello che mi aspettava) tale da poter riuscire a gareggiare contro la sofferenza piuttosto che contro i miei avversari.

Forse ci sono riuscito, forse no

Dopo i primi 4km mi ritrovo intorno al quinto o sesto posto, vedo Enzo Taranto insieme al gruppo di testa andare e allontanarsi sempre di più da me e contemporaneamente vedo gli altri dietro ringhiarmi addosso.

La salita è il mio punto di forza, in questa interminabile salita vengo affiancato da Roby che mi dice di andare e che mi sarei ripreso piano piano .. io gli rispondo “Compà sono morto ora vedrai come piano sarai tu ad andartene..”

Piano piano vedevo la sagoma gialla di Roberto allontanarsi sempre più da me e quelle degli altri dietro avvicinarsi sempre di più.

Credetemi che nell’ultimo costone (quello dove ogni 4 passi in avanti ne facevi 5 indietro) ho pensato seriamente di ritirami (a Cesarò era stato il freddo polare, oggi proprio non ce la facevo più).

Ma sono un duro, la mia testa è forte, nonostante mi vedessi superato e impossibilitato a reagire agli attacchi mi sono detto che oggi la mia gara era contro la sofferenza, dovevo trovarmi un avversario e me lo sono trovato.

Non potevo dargliela vinta, non si molla mai, non ci si deve arrendere mai, nello sport cosi come nella vita.

Per arrendermi mi devono portare in ambulanza o devo morire.

Inizia la discesa ed ecco Giacomo e Vito superarmi come gazzelle, non potete capire i nervi nel non poter far nulla.

Non mi era mai successo in anni di competizioni di trovarmi cosi senza energie, cosi vuoto, cosi come un fantasma.
Un fantasma nero in mezzo a tutto quel nero, tanto nero che neanche gli altri riuscivano a vedermi fino a quando non mi si materializzavano a pochi metri.

Intorno al 16esimo km mi trovo penso in dodicesima posizione e con un male cane ai piedi perchè nonostante le ghette la sabbia è penetrata comunque nelle scarpe.

Vedo Vito, Pietro e Giacomo davanti a me a circa 200mt, lo so che li prendo anche se non ne ho completamente più, li prenderò con la testa.

Sono costretto a fermarmi un minuto, devo togliermi le scarpe e svuotarle altrimenti non posso continuare.

Dietro capisco di avere comunque il vuoto e davanti non è facile prenderli visto che ho perso ancora tempo a causa delle scarpe.

Scorgo una casa ed un bivio alla fine di una breve salita, a destra si sale, dritto si scende, “dove andare?”

Non c’era più fettuccia (qualche imbecille si è divertito a staccarla, non è la prima volta che accade), vedo sulla destra correre a ritroso chi in precedenza mi aveva superato e vedo dritto davanti a me correre a ritroso chi era ancora più avanti (Roby), in un istante ho recuperato sei posizioni (onestamente ho pensato questo).

Che culo, mi sono salvato da una figuraccia.
Mancavamo poco più di dieci km, a questo punto i “cazzi” che mi facevo fregare di nuovo.

Guardo Roby, “Compà mi dispiace per te stavi facendo un garone ma ormai sei fottuto come me, non stiamo qui a pensare cosa fare, prendiamo una strada rischiamo e vediamo, stare fermi non serve a niente”

Partiamo dritto per dritto, dopo qualche centinaio di metri becchiamo un altro bivio, destra o sinistra? Sinistra, scendiamo, l’altimetria ricordavo che a questo punto “scendeva”

Incontriamo dei ciclisti che ci dicono che la strada su cui stiamo correndo ci porta ad Adrano, male che va arriviamo in paese e chiamiamo un taxi un modo per tornare lo troviamo, chiudiamo questi 30km e ci facciamo un allenamento per oggi.

Ad un certo punto.. “Compà la fettuccia!” … risate di gioia, “Andiamo non ci facciamo prendere, corri”.

E proseguiamo, siamo stati fortunati, si dice che la fortuna aiuta gli audaci.

Bisogna rischiare nello sport come nella vita, bisogna prendere una strada, restare “fermi, immobili” non ti porta da nessuna parte.

Capisco di essere sesto al rifornimento del 24esimo km, il sesto posto più “rubato” della mia carriera, ma non me ne importa nulla, sono li e lo difenderò con i denti.

Roby mi lascia, ma arriva Pietro, piccolino piccolino che inizia a correre fianco a fianco con me.

Iniziano di nuovo le salite (per fortuna) perchè so che lui in salita si stacca e infatti è cio che succede.

Mancano ormai pochi km forse due o tre e non ce la faccio più, ogni passo è una tortura, non ho alcun genere di dolore (Liliana mi ha rimesso a posto perfettamente, sei la numero uno!), il problema è la debolezza infinita.

(Considerate che Venerdi quando sono andato da lei ero pieno di contratture e con la schiena bloccata)

L’arrivo finalmente, vedo il Sapienza e sento la voce di Aldo al microfono.

Strisciando taglio il traguardo al sesto posto, il sesto posto più immeritato della storia, a conti fatti bene che mi andava avrei chiuso 15esimo!

Ma ci vuole fortuna ogni tanto nella vita 😉

Domenica ho comunque vinto perchè non mi sono arreso, ho insistito e alla fine ce l’ho fatta, sono diventato un pizzico più forte non nel fisico ma nella testa.

Adesso le mie gambe ed il mio corpo chiedono una decina di giorni di rigenerazione ed io ho già iniziato a concedergliela.

Ci vediamo a fine Luglio per la 64…. di nuovo sull’Etna

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