VIVERE O MORIRE SUL MONTE BIANCO

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Io e il Monte Bianco abbiamo un conto in sospeso che presto andrà saldato.

“Ciò detto” (rubando l’espressione del mio carissimo amico Dott.Cinà) cercherò di trasmettervi tutto quello che questo imponente massiccio roccioso ha tramesso a me l’ultimo week end di questa ULTRA/ESTATE fatta di chilometri, altimetrie e dislivelli in giro per le Alpi.

Quando arrivi a fine stagione cotto come una patata in forno con aggiunta di pan grattato anche una banale gara di quartiere può diventare estrema pensate un po’ quale impatto possa avere allora una 101km con 6100mt di dislivello positivo, ma a me le cose banali non piacciono e ho deciso quindi di presentarmi al via di questa ennesima estrema sfida.

Già immagino i commenti privati di illustri “scienziati e tuttologi” che leggendo questo racconto (qualora lo facessero) stigmatizzeranno sull’utilizzo di termini come (ultra, sfida estrema, dislivelli, km etc etc), ovviamente non me ne può fregare di meno perchè le menti limitate non sono in grado di contestualizzare l’utilizzo di determinati termini al semplice fine narrativo.

Scusate ma come sapete peli sulla lingua non ne ho e se devo sparare a zero lo faccio senza problemi.

La nostra truppa oltre che da me è composta da Lara (già Finisher lo scorso anno) che ho “odiato amabilmente” (più tardi capirete il perchè) è da Fabio Lo Giudice ai più noto come “Ansioman”, memorabili le nostre notti in camera a cercare di dormire dopo ore ininterrotte di Porta a porta, la vita in diretta e similari bombardati dalle tragiche notizie provenienti dai luoghi del terremoto. Ma lui è cosi, ama caricarsi d’ansia prima di avventurarsi in gare del genere.
Altrimenti non sarebbe Ansioman.
Nonostante ripetuti tentativi non è comunque riuscito nell’intento di caricare d’ansia anche me. 🙂

Mercoledi non appena arrivati decido di fare una sgambata a Courmayeur rendendomi subito conto che se in una stupida ora ho accumulato 300mt di dislivello pensate un po’ dopo 101km, qui la pianura non esiste.

Giovedì è gia’ pre gara, andiamo a Chamonix per visitare l’expo e ti accorgi subito che gota del Trail Internazionale è tutto qui, l’atmosfera è simile a quella che abbiamo vissuto a Annecy per i mondiali di Trail del 2015. E’ bello passare delle ore in questi contesti, c’è gente che ama la vita, che ama vivere come noi, penso non ci sia contesto più bello nel quale vivere.
Gente sorridente che ama la vita, che trasmette energia, che se la vuole godere.

Scusate se sono ripetitivo ma questa condizione è molto importante per me.
Noi sportivi siamo vettori di VITA.

Anche nella bella e accogliente Chamonix mi concedo una corsetta leggera scrutando dal basso quelle montagne che l’indomani dovrò scalare passo dopo passo.

Intorno alle 19 convochiamo Lara per il briefing privato pre gara, esaustiva e precisa come sempre ci spiega minuziosamente ogni centimetro e pietra del percorso (arrivando perfino a ricordare la disposizione dei biscotti alle basi vita..) , il vero danno è che l’indomani in gara ci rendiamo conto che la gara di cui ci ha parlato non è quella che stiamo correndo, vero LARA??

Un’abbondante piatto di pasta asciutta e via con gli ultimi preparativi, lo zaino è pronto testato sulle mie spalle, ogni barretta a suo posto, ogni indumento scientificamente racchiuso al suo interno in rigoroso ordine di eventuale utilizzo.

In pratica siamo pronti non ci resta che dormire, ah dimenticavo che anche questa sera ci sarà Bruno Vespa a porta a porta!

Driinn suone la sveglia sono le sei, Ansioman dorme ancora busso alla porta di Lara e scendiamo a fare colazione, uno strano silenzio regna assordante in quella stanza, il tempo è nuvoloso, molto nuvoloso ma per fortuna nel giro di venti minuti tutto si apre, il Sole torna a fare da padrone.

Intorno alle 8.15 andiamo a consegnare le sacche e iniziano 45 interminabili minuti avanti e indietro nella griglia di partenza in attesa dello Start.
Chiamo Ketty per salutarla e spengo il telefono è tempo di isolarsi dal resto del mondo.

Suonano gli inni Nazionali di Svizzera, Francia e Italia i paesi che la CCC attraverserà e dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime del sisma si parte senza neanche rendersene conto.

Per mia fortuna fa caldo una condizione che amo, le prime due salite sono infernali soprattutto la seconda totalmente esposta che ci porta a Col Ferret. Siamo intorno ai 20km vado una meraviglia, bevo continuamente e mangio ogni ora, le gambe girano una meraviglia sia in salita che in discesa.
Il mio obiettivo è stare nei primi 100 intorno le 16h, sono in perfetta tabella di marcia.

Dopo qualche ora ai ristori inizio a consumare coca e cibo più solido perchè più si va avanti più c’è bisogno di solido e salato rispetto al solo cibo dolce e zuccherato che entra in circolo rapidamente ma che altrettanto rapidamente si dissolve.

A ben pensarci dei primi 56km non ho tantissimi ricordi , quando stai bene viaggi una meraviglia e lo scorrere veloce dei km va di pari passo con i ricordi e le sensazioni che sono leggere e piacevoli per cui non restano bene impresse nella mente.

La gara per me inizia con il sopraggiungere dei problemi, prima della base vita di Champeaux al 56esimo km, nella discesa ai margini del lago di Champeaux mi trovo con Yulia a sorpassare come i matti chiunque, lei è gia’ nelle prime dieci, io sono dentro nei 100 e sto benissimo.

Una serie di fitte allo stomaco si erano già fatte vive in precedenza ma in un modo o nell’altro le avevo superate, ma quella che arriva nello strappo prima della base vita è devastante.

Arrivo con sofferenza intorno le tre del pomeriggio fa una caldo bestia e io sono in piena crisi, ho pensato al ritiro seriamente. Aimè sono costretto a perdere quasi 30 minuti alla base vita, cerco di riprendermi in tutti i modi, mi cambio la maglia mangio e riparto. La crisi mi ha spossato parecchio, quando vomiti e hai anche altri problemi intestinali il corpo ne risente terribilmente.

Purtroppo so già che la gara è finita non posso più centrare i miei obiettivi, la discesa dopo la base vita è dolce e riesco a correrla, sento Ketty al telefono e poi Magnisi mentre punto a Trient 72km.

Questo intermezzo di 16km è devastante, in salita mi fermo almeno 3 volte non ce la faccio proprio più, non posso mangiare perchè ho nausea ma sono costretto a farlo perchè altrimenti l’unica alternativa sarebbe fermarsi. Sento Maurone che dagli intertempi ha già capito e compreso la mai crisi nera.
Ciò che mi innervosisce terribilmente è che di gambe sto bene non ho dolori o altri problemi ma questi maledetti problemi gastrointestinali sono la peggiore delle croci in gara!

Ogni volta che mi fermo dico penso di ritirarmi ma ho le corna durissime, il cavolo che mi ritiro in qualche modo riuscirò ad arrivare al traguardo. In ogni maniera possibile so che anche ogggi sarò Finisher!

Mentalmente quando mi rendo conto che non potrò più raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissato tutte le sofferenze vengono amplificate perchè sono consapevole che non serviranno comunque a nulla se non a tagliare il traguardo. Sono molto ambizioso ed esigente con me stesso e tagliare il traguardo non mi basta.

Vado avanti e verso le otto di sera arrivo finalmente a Trient siamo al 72km. Mi restano due vette.

Cerco disperatamente della pasta che non c’e’ e sono costretto a buttare giù pane e formaggio che non sono abbastanza per chi si trova nelle mie condizioni.
Anche qui devo allungare la sosta per ritrovare energie fisiche e mentali prima dell’ennesima salita e dell’ennesima discesa. Il cartello segna prossima base vita Vallorcine 83esimo km con 900mt dislivello positivo da affrontare in 4km.

Chiamo Ketty le dico che sono ancora vivo e in gara e riparto non so con quali forze mentali.

Inizio a salire l’ennesima parete tra i boschi Francesi, silenzio totale e qualche frontale che da sotto vedo salire. Anche in questo tratto mi fermo almeno tre volte strisciando.
Insieme a uno Spagnolo ci facciamo forza a vicenda anche se lui è messo peggio e a un certo punto cede del tutto, lo saluto e continuo.

Sono al 78km quando a Catogne in vetta al punto di controllo becco un ragazzo Italiano, Daniele finito quanto me e seduto su una panca buttare giù una pillola contro la nausea.

Ci confortiamo a vicenda e scendiamo insieme verso Vallorcine ultima base vita 83km. Siamo veramente cotti ma decidiamo che mai e poi mai ci saremmo ritirati, adesso siamo in due l’unione fa la forza.

Arrivati a Vallorcine mancano 18km di cui 5 di salita rocciosa devastante.

Per mia fortuna c’è la pasta (o meglio qualcosa che somiglia alla pasta), blocchi di vermicelli per giunta spezzati senza olio ne parmigiano. Sono costretto a buttarla giù non c’e’ alternativa.

Purtroppo sono intorno alla 190esima posizione e fuori il mio tempo limite ma ormai almeno Finisher dovrò essere.

Daniele ha già corso e chiuso brillantemente la CCC l’anno scorso e mi prepara mentalmente all’ultima infernale salita.

Arrivati ai piedi del gigante di roccia vediamo la più alta delle frontali toccare quasi il cielo, capisco che sarà infinita.

Passo dopo passo scaliamo anche questa, troviamo diversi scoppiati coricati o distesi tra le roccia, ci assicuriamo con un cenno che siano ancora vigili e continuiamo. Non finisce mai!

Daniele per incoraggiarmi mi dice “Moè finita strai tranquillo Francè”, ma io non gli credo mica sono scemo e si continua a scalare in piena notte sotto uno splendido cielo pieno di stelle nel silenzio più totale delle Alpi.

Finalmente vediamo il punto di controllo in cima a 2.500mt, è come beccare l’acqua nel deserto o forse ancora meglio!

Aimè ci sono 2km di discesa tra roccie bestiali e uno strappo prima dell’ultima base vita al 93esimo km. Non riesco neanche a farvi capire il dolore che si prova a scendere tra i massi con le gambe ridotte a brandelli, dolori lancinanti ma non si molla mai. Daniele prende un po’ di vantaggio e ci rivediamo alla base vita.

Stiamo appena due minuti mancano sette km non ha senso fermarsi ancora.

Quando si ci trova con le gambe in queste condizioni si vuole solo beccare salita o al massimo una dolce pianura perchè se devi scendere carichi tutto sulle cosce e sono dolori impressionanti. Sono costretto a camminare anzi a strisciare per tutto il bosco in direzione Chamonix che vediamo sotto di noi, sembra li la potremmo prendere con mano ma invece è cosi, cosi lontana.

Finalmente il bosco è finito si vede l’asfalto, si vede la pianura dove entrambi adesso possiamo correre!

Ci spariamo gli ultimi due km a buon ritmo, Daniele urla “Almeno stiamo sotto le 19h” incrementiamo ancora un po’ e costeggiando il fiume che attraversa Chamonix vediamo finalmente l’arco del traguardo che tagliamo insieme a una ragazza di Hong Kong .

Ce l’abbiamo fatta non so come ma anche oggi sono Finisher!

Il tempo è pessimo 18:57 la posizione altrettanto 230esimo, ma almeno abbiamo chiuso.

Sono le 4 del mattino di Sabato e solo dopo qualche ora sapremo che su 1800 al via più di 600 si sono ritirati, non è stata una gara come le altre, è stato l’inferno dolce del Trail.

Adesso con il Monte Bianco ho un conto aperto che dovrò gioco-forza chiudere!

Finita la gara per non farci mancare nulla ci perdiamo alla ricerca della palestra e dello stand delle docce regalandoci un giro notturno di Chamonix al profumo delle Patisserie che da li a poco avrebbero iniziato a sfornare croissant.

Il Monte Bianco non fa prigionieri o vivi o muori, Io mi sento uno che è riuscito a vivere anche striisciando ma che deve tornare per sopravvivere ancora ma da vincente!

Alla prossima

Keep Trail

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